45 45s at 45: THE KILLING MOON – ECHO & THE BUNNYMEN, 1984 (9/45)

Nei primi mesi del 1984 aprivo le pagine del Mucchio Selvaggio e di Rockstar (ed anche – ehm – di Ciao 2001, ebbene sì…) e incontravo per la prima volta le band indie, alternative, o comunque di “nuovo rock”. Tutte insieme, una dietro l’altra. I R.E.M.! I Cure! Gli Smiths! I Waterboys! Gli Aztec Camera! I Prefab Sprout! I Cocteau Twins! Gli Psychedelic Furs! I Dream Syndicate! Gli Echo & The Bunnymen! Julian Cope! Robyn Hitchcock!

Da perderci la testa, e dietro a questi una miriade di altri, più o meno secondari, ma che da una parte o dall’altra si beccavano 4 o 5 stellette. E allora speravi di beccarli alla radio, a Master dopo pranzo, o su Stereonotte rubando qualche ora di sonno. C’era una definizione che veniva utilizzata sempre più spesso, a volte a sproposito, ma in generale appropriata: Neo-Psichedelia. Per un ragazzino che si era perso gli anni ’60 era una parola magica sulla quale si concentravano immediatamente tutte le attenzioni.

In questo oceano di musica alternativa si pescavano sicuramente molti pesci piccoli, ma anche molte perle di grande valore. The killing moon era (e rimane dopo quasi 30 anni) una delle più straordinarie: esotica, oscura, melodiosa, notturna, tra Beatles e Doors, psichedelica e dark. Invincibile e indimenticabile.

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