45 45s at 45: LOST WEEKEND – LLOYD COLE AND THE COMMOTIONS, 1985 (12/45)

Il suono elettroacustico, gentile, letterario, classico e moderno del rock britannico indipendente negli anni ’80. Tra le mie passioni musicali, una delle più grandi. Non fu solo il suono degli Smiths: c’erano decine di band che declinavano quel mood in forme più o meno varie e personali, e che oggi sono oggetto di culto per pochi ma affezionati, di tutte le età.

Per un po’ di tempo i migliori di tutti, quasi sul punto di insidiare il dominio degli Smiths, furono Lloyd Cole and The Commotions. Semplicemente perfetti nel primo album Rattlesnakes, un po’ sbilanciati verso il pop in questo secondo Easy pieces (scandaloso che non sia stato più ristampato…); dopo si persero per strada, e Lloyd Cole da solista ritrovò solo a sprazzi l’ispirazione degli esordi. Questo singolo per me resta un picco indimenticabile, tre minuti irresistibili perfettamente bilanciati tra Bob Dylan e Lou Reed (ma con una personalità ed una voce subito riconoscibili).

Lost weekend rappresenta anche, come meglio non si potrebbe, quel filo invisibile che collega la Scozia e gli Stati Uniti, Glasgow e New York, le Highlands e le Highways, le band indie degli anni ’80 e ’90 e i songwriters classici dei ’60 e ’70. Le canzoni della provincia della Northern Britain e quelle del Big Nothing dei sobborghi americani. Seguire quel filo da qui, dalla provincia italiana, fu un modo appassionante di sentirsi meno lontani dal mondo.

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3 thoughts on “45 45s at 45: LOST WEEKEND – LLOYD COLE AND THE COMMOTIONS, 1985 (12/45)

  1. Sottoscrivo tutto. Sennonché, Lost weekend rimane legata a un rimpianto: fu la canzone che mi fece conoscere, e innamorare di, Lloyd Cole, ma troppo tardi. In quei mesi invernali del 1986, i miei soldi di liceale milanese erano stati destinati a un altro concerto: il 2 febbraio, al Rolling Stone di Corso XXII marzo (che era bello, e non c’è più …), suonavano gli Alarm di Mike Peters, band per cui (all’epoca, epoca di U2 e Irlanda, di Scozia e, appunto, Galles) stravevdevo. Così, vidi (con soddisfazione) loro, invece di Lloyd, che sempre lì suonava, ma il giorno dopo. Poi venne l’acquisto di Easy pieces e, ancor più, di Rattlesnakes: ma Lloyd Cole and the Commotions non furono più così come allora. A ricordarmelo, rimangono quei dischi, e che dischi. It took a lost weekend in a hotel in amsterdam and double pneumonia in a single room …

    • Mi hai fatto ricordare questo particolare che avevo dimenticato, gli Alarm negli stessi giorni di Lloyd Cole! Io invece puntai sul concerto dei Commotions e ascoltai il live degli Alarm trasmesso dalla solita Stereodrome. Che tempi, a ripensarci: 2 band al loro apice, lì “a portata di mano” (ricordo che mentre ero in fila ad aspettare che aprisse il Roling Stone, ci passarono di fianco i Del Amitri che dovevano suonare come opening act). E che bel posto, il Rolling Stone, che grande perdita per Milano…

      • Posto bello e meritorio, il Rolling Stone. E tu mi hai fatto ricordare Stereodrome! Era proprio bello, allora, dover andare a cercare quello che ti interessava: e vedersi aprire un mondo! A ripensarci, comunque, giusta scelta quella di Lloyd Cole, mannaggia! Anche perchè lui non lo vidi più, mentre degli Alarm feci indigestione (li rividi poi altre sei volte, tra cui, mitica, quella del luglio ’86 a Wembley come opening band – assieme a INXS e Status Quo – dei Queen: ma io vi andai proprio per loro, non per Mercury & Co. – anche se cori così, di 120.000 persone, non ne ho più sentiti …).

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