45 45s at 45: IT’S THE END OF THE WORLD AS WE KNOW IT (AND I FEEL FINE) – R.E.M., 1987 (18/45)

Fateci caso: se abbassate il volume al minimo, It’s the end of the world suona lo stesso forte. Anche se la fate uscire da una radiolina, o dagli speaker asfittici di un Pc, vi farà sempre accelerare il battito ed il flusso del sangue nel corpo. Quel ritmo, quella voce, quelle raffiche di note e di parole: in pochi secondi ti entrano dentro, ed il tuo corpo comincia a muoversi.

Ecco cos’hanno fatto i R.E.M. per 30 anni, sostanzialmente: ci hanno fatto stare bene. Non credo esista nessun altro, nella storia del rock, che abbia pubblicato un numero così alto di album e di canzoni di qualità media così elevata, per così tanti anni. Perfino l’unico disco uscito male (Around the sun) aveva un grande singolo come Leaving New York, ed è comunque molto meglio di come i cliché lo dipingono.

Dalla prima volta che li ho ascoltati nell’84, nei primissimi giorni di Videomusic con So. Central rain, fino all’inedito finale We all go back to where we belong, i R.E.M. sono stati costantemente una delle band del cuore. Nell’87 erano ancora solo nostri, poi anno dopo anno li abbiamo condivisi con tutto il mondo. Loro impararono a giocare anche nel mercato dei grandi numeri e seppero realizzare altri grandi capolavori, diversi da quelli dei primi anni.

Con tutto il bene che voglio ai R.E.M. degli anni ’90, penso che la sequenza dei primi 5 album indipendenti sia stata una delle forme più pure ed incontaminate di ispirazione artistica. Come già ricordato nel caso di Billy Bragg, anche per Document ci sono stati due singoli leggendari: l’altro era The one I love. E sappiamo cosa ci fu dopo: Losing my religion, Drive, Everybody hurts, Man on the moon… Ma alla fine, tutti noi torniamo a ciò a cui apparteniamo…

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2 thoughts on “45 45s at 45: IT’S THE END OF THE WORLD AS WE KNOW IT (AND I FEEL FINE) – R.E.M., 1987 (18/45)

  1. Qui non ci sono vie di mezzo: cos’è It’s the end.of the world se non LA canzone della vita? Marziale, travolgente, irrefrenabile diluvio di suoni e parole. Per averne conferma, basta ascoltare chi ne fa la cover in italiano: no, come i R.E.M. non c’è nessuno. Ed è proprio vero: loro ci hanno fatto stare bene, da quando li abbiamo ascoltati la prima volta, a quindici anni, fino ad oggi, ogni volta che riascoltiamo qualche loro canzone. E’ vero, con e dopo Green non sono stati più solo “nostri”: ma ciò ha forse impedito di vivere – e dimenticare – la sensazione di totale appagamento di cuore e cervello, al termine di quei 4 minuti e mezzo urlati da Stipe nel suo microfono e sulla sua sedia, nella notte del Palatrussardi, il 15 giugno 1989 (sempre lì si ritorna)? Lì capimmo definitivamente cosa vuol dire: and I feel fine!

    • Altro momento comune delle nostre vite musicali parallele quel 15 giugno 89 (ancora 89…), caro Andrea!
      Pochi giorni fa, tornando dal mare, ascoltavamo in macchina l’appena uscito doppio CD con gli Unplugged del ’91 e del 2001 e quando è arrivata It’s the end… in versione acustica ho raccontato a Conventional Wife il momento in cui la sentii per la prima volta alla radio, quasi sicuramente a Stereodrome, e intuii quello che hai scritto tu: questa canzone è ENORME, resterà con me tutta la vita.

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