45 45s at 45: FOOL’S GOLD – THE STONE ROSES, 1989 (21/45)

Poi cominciarono a cambiare un sacco di cose: nel mondo, nella mia vita ed anche nella musica. Il 1989 fu come se Qualcuno lassù avesse pestato a fondo il piede sull’acceleratore; io, man mano che si avvicinava lo schianto che avrebbe buttato giù il Muro, mi sentivo sballottato da tutte le parti. La musica stava cambiando. Volevamo cambiare musica.

A Stereodrome, Pistolini passò di colpo dagli XTC ai Public Enemy. I migliori del Mucchio se ne andarono e fondarono Velvet, la più bella rivista di musica mai fatta in Italia. Ovviamente durò neanche 3 anni, ma furono proprio quegli anni lì, in cui il rock morì e dopo 3 minuti risuscitò, prima di ascendere al Nirvana. Si passava dai De La Soul a New York di Lou Reed, dai Pixies a Disintegration dei Cure…

Quando uscì l’album degli Stone Roses, si accese una luce così forte ed isolata da non sembrare neppure vera. Stavamo aspettando dei nuovi Smiths ed invece arrivò questo limone in copertina in mezzo ai colori di Jackson Pollock, questa musica di chitarre cristalline ma acide, di bassi melodici ma black, di ritmi felpati ma funky, e questo cantante a prescindere dalla voce.

Mentre eravamo ancora lì che cercavamo di capire se fosse oro vero o l’oro degli sciocchi, alla fine di dicembre uscì l’ultimo disco degli anni ’80. Da una parte What the world is waiting for, tutto l’album degli Stone Roses condensato in 4 minuti. Dall’altra, una cosa incredibile di 9′ e 53″: l’ultima botta sull’acceleratore, che ci proiettò a tutta velocità negli anni ’90.

Dopo Fool’s gold il rock indipendente si trasformò completamente: dalla contrapposizione totale alla perfetta integrazione con la dance e la club culture. Dopo Fool’s gold gli Stone Roses, invece, finirono. In realtà, l’agonia durò quasi 7 anni; quando arrivò la fine vera, io ero là. Reading Festival, 1996: Ian Brown e Mani, insieme a due sostituti, affondano miseramente davanti a decine di migliaia di persone attonite. Fu un momento stranissimo, di delusione assoluta dentro la celebrazione di un amore fuori tempo massimo.

Di quella giornata, il ricordo più forte che ho è la strada a piedi dalla stazione ferroviaria all’area del festival. Io, con la mia T-shirt nera col limone giallo, che cammino in mezzo a migliaia di ragazzi dai 14 ai 40 anni, metà con magliette degli Stone Roses e metà con il resto dell’indie rock dal ’77 al ’95. In quel momento storico il rock alternativo aveva vinto, i padroni del mondo eravamo noi; ma mentre c’era chi stava con gli Oasis e chi con i Blur, chi con i Prodigy e chi con i Sonic Youth, TUTTI eravamo lì per gli Stone Roses.

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5 thoughts on “45 45s at 45: FOOL’S GOLD – THE STONE ROSES, 1989 (21/45)

  1. caro Andrea, la tua lista serve anche a dare spunti per ascolti che all’epoca non si fecero. Non so per quali motivo, pur in un’epoca di ascolti assidui ma più orientato verso l’altra parte dell’oceano, per me l’89 fu soprattutto l’anno di New York e Doolittle: il fenomeno madchester passò inosservato, forse anche con qualche pregiudizio. L’incontro con certi ibridi musicali fu rinviato di due anni, con l’arrivo del bellissimo Screamadelica: ma capisco ora di essere stato in netto ritardo. Ascoltato nel 2014, Stone Roses (l’album), col suo pastiche psichedelico e quelle chitarrine, fa decisamente una bella impressione, e posso capire, quindi, quanta ne possa aver fatta “in diretta”. Che, poi, il tutto si sia esaurito così rapidamente, ai miei occhi aumenta la considerazione: hope I die before I get old? Mi tocca, a questo punto, andarmi a sentire anche gli Happy Monday, mannagga a te! A presto!

    • Nel percorso di riascolto che sto portando avanti con la serie 25 25 after 89 manca poco proprio al turno dell’album degli Stone Roses (non penso d’aver rovinato una gran sorpresa…). E mentre in 45 45s at 45 lo sguardo era tutto al passato e alla bellezza delle nostre memorie (personali e generazionali), in questa serie lo sforzo è di riascoltare con la mia identità di oggi, per provare a ritrovare quella scintilla di futuro che brillava, in modo così particolare, proprio nel 1989. Ecco, nel caso degli Stone Roses sono particolarmente curioso di capire che cosa mi succederà… Il fatto che tu li abbia presi in considerazione ed apprezzati mi fa ben sperare.

      • Sono davvero sorpreso, Andrea, dalla metodicità e, soprattutto, serietà, con la quale affronti il rapporto con la musica e, tramite essa, con la vita: c’è da imparare!

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