45 45s at 45: REMEDY – THE BLACK CROWES, 1992 (27/45)

Negli ultimi anni penso di aver comprato più CD dei Black Crowes che di chiunque altro: ho recuperato quasi tutta la discografia principale, più diversi live e raccolte di inediti. Tra i prossimi dischi che comprerò ci sono sicuramente i due Americanissimi album pubblicati quest’anno, nel giro di pochi mesi, dalla Chris Robinson Brotherhood, il progetto parallelo del loro cantante. L’anno scorso ho dovuto rinunciare al loro concerto al castello di Vigevano; ma la prossima volta che verranno in Italia, Conventional Wife dovrà mettere a letto le Conventional Babies da sola…

I Black Crowes sono oggi una delle mie band preferite in assoluto, eppure per anni ho avuto solo un loro album: The southern harmony and musical companion. Un pregevole cartonato (forse il primo della mia collezione), alquanto provato dagli anni, che però all’epoca vivevo come un guilty pleasure, una preferenza d’ascolto troppo indulgente verso le mie radici classic rock, quando invece la militanza indie e alternative imponeva una dieta stretta di grunge, lo-fi e proto brit-pop. Eppure perfino Rumore, la nuova bibbia che aveva appena preso il posto di Velvet e Rockerilla, dovette riconoscere che i Black Crowes avevano realizzato un capolavoro fuori dal tempo.

Remedy è un classico formidabile, forse l’unico vero singolo dei Black Crowes a staccarsi dal resto del repertorio, tutto di livello medio elevatissimo. La loro musica è un viaggio continuamente sorprendente nelle profondità del suono americano; ogni disco è un’avventura di cui si conoscono a memoria personaggi ed ambientazione, ma in cui gli sviluppi della trama riescono sempre ad affascinare e ad appassionare. Vent’anni fa li consideravo dei giovani precocemente invecchiati; oggi è scientificamente dimostrato che sono immuni da invecchiamento, per sempre giovani anche fra altri 30 anni, una certezza solida come una roccia in questi anni sospesi nel vuoto.

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9 thoughts on “45 45s at 45: REMEDY – THE BLACK CROWES, 1992 (27/45)

  1. Ueilà. Devo dire che i BC non sono tra i miei preferiti, ma il tuo percorso di affannoso recupero della loro discografia è simile al mio con i Wilco … ne avevo sempre sentito parlare, ma mai ascoltati … poi un disco (live) ed è stato un fiume in piena, complice il bellissimo album uscito nel 2011, poi li ho visti dal vivo a Milano l’8 marzo… straordinari … forse i migliori in questo moneto … “I still love rock’n roll”.
    Un caro saluto e grazie a Zambo’s place ho scoperto anche questo tuo Blog.
    Andrea Badlands

    • Benvenuto Andrea, doppiamente visto il nickname! Beh, se dovessi scegliere con una pistola alla tempia tra Black Crowes e Wilco anch’io sceglierei questi ultimi: anche per me sono la più grande band del decennio. Zambo e’ unico e infallibile.

  2. Zambo non è unico e infallibile, però spesso ci va vicino! su certi suoni è più di una garanzia, visti a Vigevano, gran bekl gruppo anche se come durata mi attenevo di più i due CRB sono decisamente belli, soprattutto per chi come me è cresciuto con dosi non omeopatiche di Grateful Dead e il oprimo di Crosby.
    ciao

  3. Dopo un anno da questo post anch’io ho finalmente avuto il mio battesimo di fuoco con i Black Crowes, a luglio all’Alcatraz. Carisma e naturalezza immensi, davvero una delle più solide certezze del rock degli ultimi 20 anni. Poi ho preso anch’io i due di Chris Robinson e confermo che valgono la pena (anche se condivido grandi dosi di Crosby mentre molto più limitate dei Dead). In casi come questi sarebbe sempre meglio una selezione più compatta in un album solo, ma una volta tanto che abbiamo qualcosa di ottimo e abbondante nunstamoagguardàrcapello…

  4. Hai sentito Fanfare di Jonthan Wilson? te lo chiedo perchè lo vedo un po’ inlinea con i due lavori della CRB e nonostante alcuni ascolti, forse troppo distratti, non l’ho ancora assimilato. Con gentle spirit è stato amore a prima vista, questo invece sembra sfuggirmi, magari è uno di quei dischi che regalno grandi soddisfazioni dopo un po’, insomma come attendere quanche anno un buon barolo.
    ciao
    ps con i dead ti puoi rifare, in rete c’è di tutto, ma alcuni live spaccano veramente.

    • Il nuovo Jonathan Wilson e’ uno dei miei prossimi acquisti obbligati: lo sarebbe stato comunque ed ora sempre di più, visto l’entusiasmo generale che sta scatenando. Con i Grateful Dead vado avanti con piccoli e singoli passi, comunque mi piacciono in particolare quelli piu’ country rock, Workingman’s dead ed American beauty.
      Warning: su Conventional Records l’espressione “in rete si trova di tutto” può far finire i commenti nello spam…

      • Ciao, per i dead “in rete” vuol dire l’accesso a siti come archive.org dove hai lo streaming di centiania di concerti con il beneplacito della band. WD e AB sono le prove in studio più convincenti, molto dolci e melodici, soprattutto AB, più ruspante WD. Comuqneu i Dead se li vuoi conoscere deve prendere roba dal vivo, è proprio un’altra cosa. inizia con live/dead o la 5 e 6 facciata di europe 72 e poi mi dici.
        ciao

      • Lo so che i Live sono The Real Thing… Live/Dead ce l’ho, bellissimo e tutto quanto… Ma con loro e’ un po’ come ho scritto per i Love: li apprezzo con la testa ma non con il cuore. Per cui ci proverò ancora, chissà che prima o poi non ci scappi il trip giusto anche per me…

  5. eh, a me nel 79-80 capitò proprio il trip giusto…ma questo i kids non devono saperlo! comunque prova roba nel 72-74, a mio parere il periodo migliore (chairamente altri diicono il 69-70, la maggioranza forse dità il 77-78 e via dicendo) c’è dentro roba tipo miles periodo elettrico, quindi se ti piace ti dovresti trovare bene anche con loro.
    ciao
    ps con i QMS mi successe la stessa cosa, sentivo ‘sto disco mitico e niente, nion mi diceva niente, poi una sera..

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