45 45s at 45: GLORY BOX – PORTISHEAD, 1994 (33/45)

Anche se non riascolto quegli album da tantissimi anni, non rinnego nulla, come potrei? Io al trip-hop ci ho creduto veramente. Mi piaceva tantissimo, la musica e l’idea che ci stava dietro. E’ stato, tra i tanti, il mio suono di riferimento negli anni della Pre-Millennium Tension; all’inizio del ’97, alla radio, decisi di finire con Taxi Driver e di iniziare un programma completamente diverso, che chiamai proprio Pre-Millennium. Pochissime parole, un flusso di musica continuo e compattato in un’ora secca, soprattutto trip-hop, jungle e tutta la dance ibridata col rock, e viceversa.

Dummy, l’esordio dei Portishead, è uno di quei pochissimi album che inventano qualcosa che non esisteva prima. Un po’ come Blue lines dei Massive Attack tre anni prima, ma con un approccio nettamente più indie-rock, un’identificazione più diretta come band da innalzare subito a culto assoluto. Glory box è un classico moderno che ha colpito in tutte le direzioni: dai circoli più elitari agli spot pubblicitari, passando per tutte le tipologie di ascoltatori. Troppo perfetta per non sfondare, riascoltata oggi è ancora misteriosamente avanti come struttura, suoni e semplicità di ascolto.

Ma il culto dei Portishead va ben oltre le singole canzoni. Quando 4 anni fa sono ritornati con il terzo album, 11 anni dopo il secondo, eravamo in tantissimi ad aspettarli, anche se le condizioni erano cambiate per sempre, le loro, le nostre e quelle del mondo. Li aspetteremo ancora, ci dovessero mettere altri 11 anni, perchè l’impatto ed il ricordo di quei primi due album è qualcosa che non solo non si può cancellare, ma che fa parte di noi come un passaggio esistenziale che ci ha toccato nel profondo.

Ricordo che una volta qualcuno paragonò l’ascolto di quei due album, l’immersione nel loro mondo, alle sensazioni trasmesse dai due album dei Joy Division. Così distanti stilisticamente, eppure in grado di scendere nel profondo dei nostri stati d’animo, di inquietarci e di riconoscerci, di disturbarci e di illuminarci. La voce di Beth Gibbons così lontana, così vicina rispetto a quella di Ian Curtis: voci da ascoltare solo quando hai fatto silenzio dentro e l’attenzione è totale.

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2 thoughts on “45 45s at 45: GLORY BOX – PORTISHEAD, 1994 (33/45)

  1. This is a fascinating countdown Andrea……please send me the full list when it’s all over. I’d like to feature it on my blog.

    JC

    • It will be done, o Captain, My Captain… Thank you again! It’s a bit hard to go on with lists as long as these. I wonder how you can be so fast and prolific, it’s really amazing.

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