What we did on our holidays – Fairport Convention

whatwedid

A metà di questo album, mi sono improvvisamente reso conto di quanto questi musicisti, forse i migliori di tutta la storia del folk-rock inglese, fossero vicini a molti di quelli che resero la California la Terra Promessa di quegli anni irripetibili. Nella coda chitarristica di I’ll keep it with mine (l’ultima di quello che era il lato A), il suono di Richard Thompson è lo stesso che ritroveremo pochi anni dopo in For everyman di Jackson Browne (e comunque il songbook di Bob Dylan fu la pietra angolare di tutta la musica di quegli anni). E la cover di Eastern rain di Joni Mitchell esalta tutte le componenti del songwriting unico dell’artista canadese, l’incontro armonioso tra ballate ancestrali e visioni musicali del futuro tra jazz e psichedelia. Ma è nei brani originali che la personalità della band si apre in tutta la sua immensa ricchezza, diventando in brevissimo tempo uno dei nomi di punta del momento: Fotheringay rivela al mondo le qualità di autrice e di interprete di Sandy Denny (e darà il nome all’altra sua grande band), mentre Richard Thompson (l’autore principale) inizia con Book song un songbook tra i più preziosi e chiude l’album con la gemma più luminosa, Meet on the ledge (criminale chiuderla dopo soli 2 minuti e 49 secondi…).

Tra i fuoriclasse delle sponde britanniche e di quelle del Pacifico, insomma, lo scambio di influenze e l’ammirazione reciproca andava ben oltre il solito riferimento alla storia parallela di Fairport Convention e Jefferson Airplane. Furono tra i più grandi di tutti, nel periodo più bello di tutti. Solo nel 1969, con l’arrivo della Denny alla voce, i Fairport Convention pubblicarono 3 (tre) capolavori. Giustamente i seguenti Unhalfbricking e Liege & lief si contendono la palma del migliore in assoluto, ma anche questo primo della serie è una tale meraviglia da rendere quell’anno della band un caso più unico che raro di stato di grazia artistico.

Ho sempre pensato che avrei acquistato questo disco nel periodo in cui ci si racconta quello che abbiamo fatto nelle nostre vacanze… Così è stato (bello fresco a 6€ da Nashville), anche se non so spiegarmi perchè ho aspettato così tanto. So solo che a 46 anni, e con migliaia e migliaia di album ascoltati ed amati, è bellissimo continuare a scoprire musica favolosa prodotta più di 40 anni fa, e sapere che ci sono ancora tantissimi altri album che non ho ancora ascoltato e che posso ancora scoprire. Uno per uno, quando avrò il desiderio di cercarli (come questa volta), o quando sarà il caso a farmeli incontrare (come molto più spesso mi capita).

Spotify è favoloso (e nessuno può negarlo). Ma io, semplicemente, non ne sento alcun bisogno. E finora ci siamo tutti divertiti moltissimo anche senza (e nessuno può negarlo).

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2 thoughts on “What we did on our holidays – Fairport Convention

  1. Se può consolarti questo disco l’ho scoperto anchio pochi anni fa, e ne ho dieci più di te…E per rimanere in argomento pochi mesi fa mi sono “accorto” di quell’immane disco che è Tago Mago. La ricerca continua.

    • Tago Mago anch’io un annetto e mezzo fa… Piu’ di 20 anni dopo una puntata ultrapsichedelica di Planet Rock con un Mixo in acido che mise Oh Yeah e non me la levai più dalla testa.

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