Shady grove – Quicksilver Messenger Service

Quicksilver

Va bene la Storia del Rock. Ma alla fine il posto giusto dei dischi è nella Storia della (Nostra) Vita, ed ognuno se la scrive, se la legge e soprattutto se la ascolta come vuole.
Anche con i Quicksilver Messenger Service mi è andata così. Ho atteso fino all’anno scorso per procurarmi Happy trails, che da sempre ritrovo in tutte le listone sugli album più belli di tutti i tempi. In realtà lo cercavo da qualche anno, ma come spesso accade ci sono dischi che trovi centinaia di volte e che rinvii a tempo indeterminato, per poi sparire dalla circolazione quando decidi che è arrivato il momento… Ed è un album eccellente, la cui fama è del tutto meritata; ma non si è fatto spazio nella mia Storia.

Non avevo mai visto, invece, questo Shady grove, pubblicato appena qualche mese dopo sempre nel ’69, e che inconsciamente desideravo più di Happy trails. Infatti, pur essendo trattato in tutte le Storie ed enciclopedie come un classico minore, veniva sempre enfatizzato il ruolo dominante di uno dei musicisti che preferisco in assoluto: Nicky Hopkins, IL pianista. Sì, ok, Professor Roy Bittan è “il mio E Streeter preferito”, che per la proprietà transitiva dovrebbe significare “il mio musicista preferito”… Ma: Sympathy for the devil, Gimme shelter, Tumbling dice, Revolution, Volunteers, Wooden ships, Jealous guy, Sunny afternoon, Anyway anyhow anywhere, Barabajagal, e mi fermo alla 10^ in cui Nicky Hopkins faceva il 6* Stones o il 5* qualcos’altro; e intanto Roy sognava di diventare bravo come lui; e Bruce iniziava a pensare che il piano in una band poteva essere importante quasi come le chitarre…

Per la mia Storia del Rock, Nicky Hopkins è una figura centrale. Fin da subito ho amato il suono di tutti quei classici post-’67, quando il rock si lasciò alle spalle l’innocenza degli anni ’50 e dei primi ’60 per diventare musica per adulti, costruita con tessiture più ricche in cui si incrociavano stili e culture diversi. Il pianoforte di Nicky Hopkins è stato uno degli ingredienti fondamentali di quella stagione di evoluzione fortissima e continua, entrando in sintonia con decine di band e musicisti solo apparentemente come comprimario. Nel caso dei Quicksilver e di Shady grove, il suo ingresso nella band lo proiettò in un ruolo per lui inusuale di co-protagonista. Dove in Happy trails domina la sfrenata creatività della chitarra di John Cipollina e dei suoi irresistibili allunghi nel blues psichedelico (strepitoso, ma come dicevo non mi colpisce al cuore), Shady grove è un’esperienza musicale completamente diversa, con la voce di David Freiberg a fare da collegamento tra le due fasi della band.

Il parziale oblio che ancora oggi è riservato a quest’album si può spiegare solo con l’essere un prodotto realizzato negli anni più intensi e pieni di capolavori della Storia del Rock (per me, dal ’69 al ’71). Anni così straripanti di dischi mitici, da aver creato una selezione naturale, e da cui ogni tanto viene riscoperta qualche gemma (a volte per motivi casuali); ma che continuano a celare opere di valore assoluto come questa. E si potrebbe discutere all’infinito sui meccanismi con cui nel tempo si sono stabilite gerarchie e canoni del buon gusto; e su come una bella storia, che entra nei canali giusti per essere raccontata al pubblico di oggi, proietta nell’Olimpo un artista secondario come Rodriguez (massì, tiriamocela un po’: io a Cold fact e Sugarman ci ero arrivato già qualche annetto fa, quando era riemerso nel flusso continuo di ristampe che occupa ormai gran parte del sempre più ridotto mercato discografico; e non mi ero scaldato più di tanto…), mentre c’è un sacco di musica bellissima che resta chiusa nelle gabbie dorate del collezionismo.

E infatti anch’io ho messo fortunosamente le mani su Shady grove grazie a Metropolis, sul cui sito qualche tempo fa è apparso, al ragionevolissimo prezzo di 18€, questo Cd, che si è poi rivelato pregevolissimo anche dal lato estetico: un’edizione giapponese che replica perfettamente in miniatura l’artwork originale. Appunto, feticismi tipici da collezionisti, che però in questo caso sono solo di contorno ad un menù di qualità eccellente. Canzoni di bellezza sorprendente, sullo stesso livello dei migliori Jefferson Airplane, ovviamente senza il carisma vocale di una Grace Slick, ma con la personalità creativa di Nicky Hopkins, come si diceva, una volta tanto pienamente protagonista. Il che significa non solo ampi spazi nelle tessiture strumentali, ma anche un approccio melodico nella scrittura dei pezzi forse più unico che raro. Dove anche le ballate classiche, o gli intrecci da jam session, prendono pieghe stranissime e affascinanti: troppa armonia per parlare di psichedelia, ma anche troppa sfrenata visionarietà per considerarle canzoni normali.

Pazzesco che un disco così sia reperibile con fatica e nelle tirature limitate per appassionati… Prima o poi qualcuno dovrà riscoprire un brano incredibile come Edward (The mad shirt grinder); 9 minuti e 23 forse sono troppi per una scena cult di una pellicola del futuro, magari meglio un dj che la remixerà o la campionerà, o più probabilmente qualche testimonial con un paio di milioni di followers che la condividerà in rete, o sulle nuvole su cui si ascolteranno le canzoni (anche gli album?). La grande musica resisterà al tempo e non resterà nascosta agli ascoltatori del futuro; ma intanto io sono felice di poter riporre la mia copia quasi rara tra Happy trails e il primo dei Raconteurs.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...