Storie d’Italia – Gang

gang

Nel ’93 ero completamente girato da un’altra parte, partivano in orbita continuamente album nuovi incredibili, molti dei quali sarebbero diventati album della vita. I Gang me li ero lasciati alle spalle, anche se da non molto, anche se inconsapevolmente. Quando uscì Storie d’Italia ne captai l’importanza, ma non avevo la motivazione per avvicinarmi ed entrarci dentro, com’era stato con Barricada rumble beat e con Le radici e le ali. Un annetto dopo gli feci un torto anche peggiore: lo trovai sul catalogo dell’amatissima Top Ten (pace all’anima sua), in offerta su cassetta tipo a 3.000 Lire. Lo feci arrivare in mezzo a chissà quali altri acquisti e credo che gli riservai un solo ascolto distratto sulla corriera Lodi-Crema (i Gang che cantano nella nebbia…) in uno dei “permessini” da 36 ore del mio anno di servizio civile in casa-famiglia…

Un altro anno dopo, sempre più lontano dai Gang, ebbi l’occasione straordinaria di un incontro ravvicinato. Era il ’95 ed ero nel limbo dopo il congedo e prima di entrare nella vita vera dopo i lunghissimi anni da studente. In quei mesi di Grandi Speranze e di colloqui d’ogni tipo, passavo letteralmente il resto del tempo dedicandomi a Radio Lodi, di cui curavo praticamente da solo la programmazione pomeridiana, facendo da punto di riferimento per tutti i contatti esterni. Una mattina fui invitato negli uffici della CGD a Milano per registrare non una ma due interviste: in un paio d’ore mi sparai la bizzarra accoppiata Nomadi + Gang. Anche se del nuovo album Una volta per sempre avevo ascoltato velocemente solo il singolo e poco altro, incontrare i fratelli Severini fu come trovarsi di fronte due vecchi amici, dopo aver precariamente sostenuto una lunga conversazione con Beppe Carletti ed il batterista dei Nomadi, di cui conoscevo (e continuo a conoscere) solo Io vagabondo e il disco dal vivo con Guccini… Inevitabilmente li feci chiacchierare più sul passato che sul presente; loro furono gentilissimi ed instaurarono un clima quasi famigliare. Alla fine mi portai via un grande senso di affetto nei loro confronti, ma nello stesso tempo li trovai (ancora ho pudore a scriverlo) tristemente imbolsiti. Non so se fosse per la sorpresa di vederli (soprattutto Marino) appesantiti ed ingrigiti, o l’ambiente così anti-Gang (un ufficetto angusto in cui incontravano a ripetizione giornalisti e dj che sapevano poco o niente di loro), o la loro postura più ingabbiata che annoiata; come se il trovarsi in quel contesto così apertamente promozionale li irrigidisse in una versione imbalsamata di ciò che erano.

Poi, più nulla. Non riesco a ricordarmi nemmeno una singola canzone degli ultimi 17 anni; e non sono solo io, sono anche loro ad essersi ritagliati uno spazio sempre più ristretto, in circuiti per loro più congeniali, ad anni luce dall’industria discografica (o il poco che ne rimane). In quegli anni il rock italiano ha vissuto la sua stagione migliore: Afterhours, La Crus, Marlene Kuntz, Casino Royale, Massimo Volume, Cristina Donà… I loro coetanei C.S.I. si trovarono ad interpretare nel modo più preciso uno stato generazionale più sbilanciato sul personale che sul politico. Mentre intanto i Gang diventavano sempre più invisibili, quando solo pochi anni prima erano stati la nostra band.

Poche settimane fa il Venerato Maestro Eddy Cilia ha pubblicato sul suo blog questa storica intervista di Velvet del ’91, a pochi mesi dall’uscita di Le radici e le ali. Rileggerla mi ha fatto rivivere la passione incredibile che ci si metteva in quei dischi (a suonarli e ad ascoltarli) e in quei giornali (a scriverli e a leggerli). Quando in mezzo a quei dibattiti intensi tra la tua band preferita e i tuoi critici preferiti eri costretto ad interrogarti e a formarti una coscienza politica e sociale. Un album come Le radici e le ali può capitare una volta sola nella vita: un crocevia da cui la nostra generazione è transitata, ognuno da direzioni diverse e prendendo poi strade diverse. Indimenticabile anche perché imperfetto, così incrostato di slogan in fase di dismissione (la famigerata La lotta continua), così di rottura rispetto al passato fedele alla linea Clash e così urgente
nell’esprimersi senza paura con la lingua italiana e con i suoni e gli strumenti della tradizione popolare. La banda di Oltre ha tenuto acceso il fuoco dentro molti di noi, dovunque ce ne stessimo andando.

Ti prego ancora tieni duro
Ho bisogno di te
Per prendere al collo il futuro
Per prenderci tutto
Per me, per te.

Dopo tutti questi anni (proprio in questi anni), i Gang mi mancavano. Era da un po’ che pensavo di recuperare Storie d’Italia; ma la cassetta originale giace insieme a centinaia di altre giù in garage… Il Cd, da anni fuori catalogo, l’avevo visto sul sito di Massive ad un prezzo assurdo tipo 25€. Così, quando l’ho trovato al Libraccio a 5€, l’ho acchiappato con tutta la sicumera del caso.

Quando il disco giusto arriva al momento giusto, scattano connessioni dentro e fuori, col passato e col presente. E se al disco giusto dedichi un po’ di attenzione, trovi anche il coraggio di alzare la testa ed allungare lo sguardo verso il futuro. La cosa più sconcertante di Storie d’Italia, 20 anni dopo, è l’effetto che fa la lingua utilizzata da Marino Severini, come una lingua arcaica che nessuno usa più. Non mi pento di non averlo ascoltato bene, allora; anzi, forse è proprio per questo che mi fa questo effetto, ora. Dopo il sogno di Kowalsky, l’aria freschissima che punge la faccia di Cambia il vento.

Tieni il tuo spirito più in alto
Che i nostri occhi vedano bene
Questi anni scuri di cobalto
Questi anni lunghi come catene.

Non lo senti che cambia il vento
Dai deserti sulle città
Questo fuoco che abbiamo dentro
Fino al cielo si innalzerà.

Avevo bisogno di questa folata, proprio perchè tutto è così bloccato e ci sentiamo così inermi e impotenti. Le storie dei Gang parlavano soprattutto dei 20 anni precedenti, ma si riflettono senza deformazioni su questi ultimi 20 anni successivi. Perchè quella che era la nostra storia recente è diventata La Nostra Storia, e quell’imprinting così lontano così vicino è la causa profonda di come siamo finiti nell’incubo attuale. Dalla guerra civile di Eurialo e Niso che ha fatto nascere la nostra Repubblica alla guerra infinita in Sicilia, dal dolore del lavoro senza via d’uscita al dolore dell’immigrazione senza integrazione, lo sfondo della nostra vita non cambia e non cambierà. La ballata del Partito Trasversale è il paradosso più forte: dovrebbe essere la canzone più datata, con quelle strofe che raccontavano con ironia perentoria il crollo dell’era craxiana coi suoi nani e ballerine, ed invece è perfetta anche per oggi, cambiano i personaggi arroccati nel fortino del potere, cambiano i vari componenti del Partito Trasversale, ma siamo ancora, precisi, in quella situazione lì (ed abbiamo perfino il Papa gesuita…).

Qualunquisti sfascisti gesuiti marxisti
State in guardia moralisti e pezzenti.
Noi dobbiamo isolare questo virus nazionale
Che si chiama Partito Trasversale.

E come suona straordinariamente bene, Storie d’Italia. Una produzione magistrale di Massimo Bubola, una registrazione di qualità rara in Italia, la voce di Marino Severini bella come non mai. Le radici e le ali sarà sempre il disco più bello dei Gang (ed uno dei più importanti di tutta la musica italiana), ma questo album ha uno stato di grazia a livello compositivo e musicale che i Gang non hanno mai raggiunto nè prima nè poi. Solo qui il loro folk imbastardito fonde l’anima della tradizione celtica con quella della provincia italiana, e le melodie plasmano (anche troppo perfettamente) canzoni una più riuscita dell’altra. L’ultima, forse, la più perfetta.

Buonanotte ai suonatori
Alle nostre chitarre scordate
Alle canzoni non ancora sparate
Buonanotte anche a me…

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2 thoughts on “Storie d’Italia – Gang

  1. Noto che i tuoi ascolti sono molto, come dire…, “casuali”, splendidamente casuali. Ti perdi capolavori che poi recuperi decenni dopo. Niente paura, succede anche a me. E che gioia sapere che dopo più di dieci anni a breve i fratelli Severini ci faranno dono di un disco di inediti. Ad ogni modo, se già non lo conosci, riprenditi CONTROVERSO, è splendido!

    • Grazie Paolo, effettivamente fa parte del gioco del blog quello di seguire l’ispirazione data dai vari ascolti per cercare di raccontare come un album trova il suo posto nella mia vita. In questo caso e’ stato un mio “ritorno” su un disco che ha ormai assunto dimensioni mitiche…
      E grazie del consiglio, cercherò di recuperare anche Controverso (rigorosamente Conventional…)

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