Listening to The future: 25 25 after 89


Nel 1992 Leonard Cohen ha 58 anni. Non è ancora vecchio, ma la sua figura, tra i grandi della generazione che ha creato il Rock, è quella di un decano che osserva quello che è successo nella sua vita e nel mondo. Quando pubblica The future, l’effetto di quell’album e di quella canzone è quello di un oracolo, di una visione dell’Apocalisse da parte di un santo peccatore più saggio e più avanti di noi, che spinge lo sguardo oltre, vede e racconta. Il verso più importante e più famoso spiazzò tutti:

Give me back the Berlin Wall
Give me Stalin and St. Paul
I’ve seen the future, brother: it is murder.

Non ero e non sono mai diventato un appassionato di Leonard Cohen. E’ un problema mio: ho ascoltato molte delle sue canzoni, ho anche un paio dei suoi album, riconosco la sua importanza e la sua grandezza, ma non mi è mai entrato dentro in profondità. Però quel verso mi colpì moltissimo e non l’ho più dimenticato. All’epoca mi sembrava così paradossale da essere assurdo: ne coglievo l’intento provocatorio, ma non riuscivo, non potevo “essere d’accordo”.

Il problema non era Stalin, nè tantomeno San Paolo, ma il Muro di Berlino. Potevo comprendere la visione ultrapessimistica di un futuro dominato dalla violenza (The Future chiudeva magistralmente un film controverso ma di forza micidiale come Natural born killers); ma non riuscivo a condividere l’uso di quel simbolo che solo 3 anni prima aveva rappresentato lo spartiacque tra due epoche storiche. Lo interpretavo come il rimpianto di un uomo ormai troppo invecchiato verso un mondo troppo rapidamente scomparso, di cui erano chiari i confini, la fisionomia, il chi il dove il cosa; un mondo in cui essere giovane significava sapere cosa non si era e non si voleva essere o diventare; in cui amare era il centro di tutte le vite. Give me back the Berlin Wall: era come una riga tirata tra la sua generazione e la nostra, tra chi si poteva permettere di desiderare un passato e chi doveva correre verso il futuro.

In effetti gli anni tra l’89 e il ’94 sono stati caratterizzati, soprattutto in Italia, da una parabola strana, che in quel 1992 raggiunse il suo culmine: Mani Pulite, i referendum di Segni, il post-comunismo, la Lega, la Rete, Falcone e Borsellino… Grandissima la confusione sotto il cielo italiano, la situazione (e la musica) era eccellente. Poi la parabola invertì la direzione in modo violento e repentino; le cose hanno cominciato a scivolare in tutte le direzioni e ci siamo ritrovati in questi 20 anni privi di futuro, che non sappiamo ancora se e quando finiranno. Qui e in tutto il mondo, il Futuro di Leonard Cohen si è materializzato: Berlusconi George W. Bush 11 settembre 2 Guerre del Golfo Berlusconi Saddam Afghanistan ex Jugoslavia G8 di Genova Berlusconi Putin Kossovo Sudan Gomorra Lehman Brothers Berlusconi… And it is murder. Anche la musica, anno dopo anno, ha smesso di essere eccellente e si è impantanata pure lei.

When they said
REPENT REPENT
I wonder what they meant.

Adesso lo capisco, il vecchio Leonard. Quello che aveva visto, ci è passato davanti giorno per giorno; e da dove siamo ora lo capiamo, che quel Muro non lo rivoleva indietro per vivere nelle certezze di un mondo dai confini netti, ma per avere un limite oltre il quale guardare, una Storia ancora da cambiare, senza venire cambiati dalla Storia. Ci siamo pentiti noi, alla fine, di esserci infilati così veloci e inconsapevoli in un’autostrada senza uscite, che ci ha portati nella direzione opposta. E non possiamo fare a meno di guardare indietro, non tanto per rimpiangere, ma per cercare di capire. La chiamano Retro Mania, ma non è una debolezza o un guilty pleasure: è ciò che dobbiamo fare per non perderci, annientati da un information overload sempre più frenetico.

2014 significa 25 anni dal 1989. Ho riflettuto parecchio su questo anniversario, su quanto ha significato quell’anno per la Storia, e per me. Ho ripensato anche alla musica che ascoltavo e mi sono accorto che sono tanti i dischi dell’89 che, in modi diversi, hanno segnato un prima e un dopo. E così ho pensato ad una serie che mi consenta di andare a fondo in questa ricerca. Non del tempo perduto, ma del futuro perduto.

Nel 1989 leggevo una rivista bellissima che si chiamava Velvet. Era fatta dai migliori che se ne erano andati dal Mucchio Selvaggio: Maurizio Bianchini, Federico Guglielmi, Eddy Cilia, Massimo Cotto, Ermanno Labianca, Marco De Dominicis, Davide Sapienza, Marina Petrillo… Durò pochissimi anni, e soprattutto all’inizio toccarono vertici di qualità che ancora oggi tanti ricordano e rimpiangono. Sono andato in garage a tirare fuori la mia collezione, ho preso tutti i numeri del 1989 e sfogliandoli ho selezionato i 25 album che penso mi piacciano di più ancora oggi. Nei prossimi mesi li riascolterò uno per uno (alternandoli agli acquisti “contemporanei”), seguendo l’ordine in cui comparvero sulle pagine di Velvet.

25 album 25 anni dopo il 1989.

Voglio riascoltarli per risentire quello che ci sentivo dentro 25 anni fa e quel che ne è rimasto ora. Voglio capire se quel senso del futuro ce l’ho ancora dentro, da qualche parte, o se è stato ucciso dal Futuro che ci è toccato in sorte. Voglio sentire se le infinite possibilità di quel Muro che crollava sono tutte finite. E voglio rimettermi nei panni di quel ragazzo solo davanti ai carri armati: ce lo ricordiamo perché gli eroi sono tutti giovani e belli, o perché quando una Piazza Tienanmen arriva anche nella nostra vita sappiamo tirare fuori quel coraggio?

Sarà un bel viaggio, un viaggio importante. Se vi è già venuto in mente qualcuno, anche solo uno di questi 25, credo che piacerà anche a voi.

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11 thoughts on “Listening to The future: 25 25 after 89

  1. Bellissimo post Andrea, mi piace la “rivalutazione” di uno dei miei preferiti. Ricordo il muro, la caduta, le speranze e quello che sento mancare rispetto ad allora è alla battiato un centro di gravità, qualcosa di effetivamente(apparentemente) stabile in un modo che tracima (la tracimazione controllata la ricordi?) da ogni parte e sembra sommergerci. E allora, si, torniamo all’89, e sel memoria non mi inganna ( e a me ormai tira brutti giochi) direi New york di loulou, è disperato assai da fare pandan con Cohen, anche se lou è sempre più rabbioso e il suo sguardo non l’ho mai percepito ieratico come quello del grande canadese.
    e, a proposito di black out di memoria, devo dire che ora, a freddo non riesco a pensare ad un’altro titolo di quell’anno, mentre sono sicuro che almeno un 80-100 di dischi li comprai anche allora. ……….ah, che stupido, beastie boys, dylan di oh mercy (la rinascita, sentito a stereonotte e filato a comprarlo la mattina stessa) i pixies e i neville di yellow moon quelli dovrebbero essre di quell’anno, anche neil fece qualcosa di buono ma non ricordo se freedom o ragged glory

  2. dimenticavo un disco che ho molto amato e che riascolto ancora oggi con immutato piacere, il grande workbook di Bob Mould,. di questo,l’ho ammetto, ho dovuto controllare la data, ma è un gioiellino nascosto e dovevo rendergli giustizia

    • Grande Francesco: hai già sgamato una bella manciata di dischi che andrò a riascoltare… E in particolare (visto che la spoilerata ormai è stata fatta) il primo che hai ricordato è anche il primo della serie (e forse non c’è un disco che avevo più voglia di ascoltare di quello)…

      • Ciao, sarà il bossiano idem sentire? a parte scherzi, vai a vedere i television a milano?

  3. Television e Neil Young sono i miei primi 2 concerti nella lista dei desideri del 2014, ma non mi sono ancora dato da fare con i biglietti… Spero non sia già troppo tardi!
    Anche tu li hai in programma?

    • Si, ho visto che i television sono a 35 euro ca ma sono anche di martedì, il che vuol dire una giornataccia. se trovo qualcuno con cui andare bene, neil young dov’è? l’ho rivisto anche l’anno scorso a Lucca, e che dire, nello giovane è ancora giovane! tempesta elettrica e di feedback che ha lasciato la incauta moglie interdetta, specialmente dopo che in mezz’ora avava fatto si e no tre pezzi…e giù noiosi paragoni con springsteeen

      • Neil Young verrà a Barolo (of all places…), e penso di doverlo vedere perchè l’anno scorso l’ho mancato e potrebbe essere l’ultima possibilità di vederlo con i Crazy Horse. Rigorosamente senza moglie.

      • potrebbe essere una grande abbinata, però bisgnerebbe fermarsi a smaltire, dicevo, dormire…

  4. Eccomi qua Andrea, era un po’ che non ci si sentiva. Se posso inserirmi nella questione, un disco che mi piacque molto fu un ora quasi dimenticato disco di Peter Case dal titolo chilometrico, wertmulleriano direi: The Man With The Blue Postmodern Fragmented Neo-Traditionalist Guitar. Naturalmente DOOLITTLE resta un grande e indiscutibile capolavoro.

    • Ti confermo che Doolittle ci sarà.
      Mentre quel disco di Peter Case, insieme all’esordio solista di qualche anno prima, fa parte dei miei innumerevoli oggetti del desiderio, ma temo non siano mai stati pubblicati su CD e anche i vinili (che per un po’ di anni si erano visti in giro) poi sono spariti.
      E’ probabile che cercando in rete qualche versione scaricabile si trovi, ma… Sai bene che la rigida etica di Conventional Records rifiuta l’esistenza del disco in assenza di ufficiale supporto fisico… E poi la regola del mio giochino dei 25 25 after 89 prevede comunque che il disco io l’abbia ascoltato allora, non solo adesso.

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