50 Discographies at 50 – DAVID CROSBY (11/50)

Crosby, Stills & Nash (1969)
Déjà Vu (1970) – Crosby, Stills, Nash & Young
If I Could Only Remember My Name (1971)
4 Way Street (1971) – Crosby, Stills, Nash & Young – Live
Graham Nash David Crosby (1972) – Crosby & Nash
Wind On The Water (1975) – Crosby & Nash
CSN (1977) – Crosby, Stills & Nash
Daylight Again (1982) – Crosby, Stills & Nash
Oh Yes I Can (1989)
CSN (1991) – Crosby, Stills & Nash – Compilation – Box Set
Demos (2009) – Crosby, Stills & Nash – Compilation
Croz (2014)
CSNY 1974 (2014) – Crosby, Stills, Nash & Young – Live
Lighthouse (2016)

L’ho cercato su internet, e con un po’ di fatica l’ho trovato. 18 maggio 1989: era vero, non me l’ero sognato. David Crosby al Parco Sempione. Non esattamente un ricordo; solo una traccia vaga nella memoria, come una cosa che quasi dubito di aver vissuto veramente, con persone che non sono sicuro fossero quelle.
If I Could Only Remember My Life…
Devo averlo proposto io ad un gruppo troppo numeroso ed eterogeneo: era gratis, la maggioranza accettò, arrivammo che il concerto era già a metà, e alla fine resistettero non più di una ventina di minuti. Ho solo un’immagine sfocata di lui lontanissimo, e di una Wooden ships che si perdeva nel buio in mezzo a quella folla distratta. E poi faceva freddo, e il resto se lo ricorda molto meglio Paolo Vites.

Era appena uscito Oh Yes I Can, ma io non mi fidavo fino in fondo. Come quella sera nella mia memoria, Crosby era tornato, ma era un Uomo Che Non C’Era. Troppo lontano il 1989 dal 1971. Troppo pieni di capolavori quegli anni, prima del Grande Freddo, che su di lui ebbe un effetto quasi letale. Anche per questo sono così preziose quelle tracce del genio antico, sparse tra i dischi della mia Discography (ma anche, più rari, in quelli che ho scelto di lasciare fuori).

Il vero ritorno è stato quello di questi ultimi anni. Come altri della sua generazione, anche Crosby ha raggiunto da vecchio quello stato di consapevolezza e di profondità che rianima e trasforma l’ispirazione e consente di realizzare opere il cui valore è destinato a crescere nel tempo. A giorni pubblicherà il terzo album in quattro anni e quasi certamente riempiremo anche l’ultimo spazio vuoto del mosaico. Perchè come Croz e Lighthouse ci piacerà fin dal primo ascolto, poi lo metteremo da parte sapendo che, quando i nostri anni si avvicineranno ai suoi, tutti questi dischi ci piaceranno ancora di più.

Il mio vero ricordo indelebile rimarrà quello di due anni fa. 1° ottobre 2015, Teatro degli Arcimboldi: l’ultimo tour insieme di Crosby, Stills & Nash. L’amicizia perfetta tra David e Graham, poco dopo, finisce all’improvviso. Col senno di poi, l’energia sorprendente di Nash sul palco, quasi una leadership di fatto, appare ora come una rivendicazione tardiva del suo altruismo totale e disinteressato verso il compagno alla deriva, e della sua costante mediazione con i due amici in perenne tensione, Stills e Young. Un cambio di ruolo che David, senza gratitudine, deve aver rifiutato. Anche se il motivo vero, al di là di gelosie e personalismi, credo sia più semplice. Magico e spettacolare vedere e sentire quei tre dal vivo, almeno una volta nella vita. Ma quel breve momento in cui David è stato sul palco da solo: il tempo si è fermato, il 1971 si è improvvisamente riavvicinato e il talento più grande di tutti (più ancora di quello di Neil) si è manifestato con l’intensità che ha reso quel disco unico e irripetibile. Alla fine Crosby ha capito che anche se non avrebbe mai potuto rifare un album così, doveva assolutamente tenere acceso il suo talento, da solo, fino a quando potrà.