25 25 after 89: SPIKE – ELVIS COSTELLO (2/25)

spike
Spike era, sotto molti aspetti, l’esatto opposto di New York. Profondamente britannico, ma nel senso più esteso comprendente tutte le isole lassù, Irlanda inclusa. Stilisticamente vario quanto New York era compatto e monocromatico, corde fiati archi percussioni suoni acustici elettrici elettronici contro due chitarre basso batteria. Sicuramente troppo incasinato per essere un capolavoro; ma ci farei la firma oggi a riavere un Costello così follemente libero di spaziare dentro lo stesso disco, invece dell’approccio, interessante ma rigido, dei progetti dedicati a singoli generi e collaborazioni (l’hip-hop dei Roots, Burt Bacharach, il Brodski Quartet, il country, i crooner…).

Aveva solo 34 anni, ma con una carriera così densa da sembrare molto più vicino a Lou Reed che a un ventenne del tempo tipo Paddy McAloon dei Prefab Sprout. Aveva la confidenza di ospitare mostri sacri come Paul McCartney, Roger McGuinn, Marc Ribot, i Chieftains. Aveva il sacro rispetto della Canzone, dell’urgenza delle cose da dire e di come devono essere dette. La più perfetta canzone contro il decennio della Thatcher è qua. Tramp the dirt down è dolente e trascinante in modo quasi insostenibile. Riascoltarla fa capire perché da noi nessuno ha mai scritto canzoni così sul ventennio di Berlusconi; perché non riusciamo ad uscire da quel ventennio. Se qualcuno può tirare fuori in modo così sublime il desiderio di gettare la terra nella fossa dove deve morire chi governa male il tuo Paese, quel desiderio farà la sua strada da qualche parte nella storia. Mentre per noi la sublimazione sono stati dischi come Padania e Fantasma: il congelamento del desiderio, l’accettazione di una vita infestata, la sconfitta che ci ha cambiati per sempre. Una canzone come Tramp the dirt down fa la differenza, nel Paese e nella generazione in cui viene scritta.

Elvis Costello era il migliore della sua generazione e lo dimostra ancora oggi. Veronica era un gioiellino di pura perfezione pop, ed è inspiegabile il segreto della sua alchimia tanto quanto il motivo per cui è sempre rimasto un piacere confinato nella cerchia ristretta degli appassionati. La Piccola Bellezza del pop illumina solo chi la cerca, o la incrocia perché così aveva deciso il destino. Una Veronica può uscire dalla MTV dell’89 e lasciare indifferenti centinaia di migliaia di giovani; ma può passare dentro un blog, una webradio o una serie tv di oggi, o tra altri 10 anni, e trovare uno o una che doveva scoprirla, proprio ora proprio qui.

Let him dangle, Pads paws and clawes, Deep dark truthful mirror, Baby plays around: grandissimi brani sparsi con assoluta insensatezza dentro un album che non avrebbe potuto cambiare la storia di Costello, né quella del Pop. E’ questa splendida insensatezza la caratteristica più forte di Spike. L’insensatezza di una side A perfetta e di una side B con qualche brano solo normale. L’insensatezza di questa copertina memorabile, adorabile provocazione, ma irrimediabilmente brutta. L’insensatezza delle grandi canzoni, tutta quell’inutile, Piccola Bellezza. Ma così tanta, così piena di tempo e di vita, l’insensata bellezza della nostra vita.

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7 thoughts on “25 25 after 89: SPIKE – ELVIS COSTELLO (2/25)

  1. Ciao, questo me lo sono perso al tempo e neppure l’ho mai ascoltato. e dire che costello tra la fine dei settanta e la metà e oltre degli anni 80 ne ha fatta di bella musica, ricordo my aim is true, imperial bedroom, king of america, blood & chocolate e sicuramente ne dimentico alcuni. gran bei dischi, poi l’ho perso di vista.
    Fuori tema: ho consigliato al VMO di sentirsela quella stayin alive, ma come è il forma il nostro? incredibile, io non ho parole, dal vivo si mangia tutti e di tutte le epoche, forse solo gli stones degli anni d’oro (e di roba) del 72-75 e i dead cosmici del 72-74 gli stanno a fianco come intensità e durata degli show. Non vedo l’ora di riandare sotto il palco. A proposito di palchi, ho visto che a pistoia c’è mark lanegan che a me piace da morire, l’hai visto dal vivo?

  2. Hai menzionato quelli che anch’io considero i capolavori di Costello; aggiungerei anche This year’s model e Get happy. Spike è nella seconda fascia, ma le canzoni che ho citato sono capolavori irrinunciabili.

    Il Venerato lo vedo molto duro nei confronti di Bruce, lui e il suo amico Stefano T-Bone Bianchi… Buttano via gli album e si privano anche dei live, che in questi ultimi anni sono di livello immenso. La sezione fiati esalta ancora di più la grandezza della E-Street Band. La data finale del tour australiano a Brisbane ha una scaletta pazzesca, mi sono scaricato i file Flac ufficiali (solo 11€), ma sto impazzendo per riversarli su CD…

    Lanegan l’ho riscoperto con Blues funeral e non l’ho mai visto dal vivo… Devo sicuramente rimediare.

    • se vieni a pistoia fammelo sapere e si va insieme se ti va. di lanegan sono ottimi whisky for the holy ghost e quello con la copertina bianca di sole cover. ecco, unnvero disco da isola deserta, imperdibile

      • Non credo di fare così tanta strada per Lanegan… Non perchè non lo meriti, ma perchè è venuto spesso e penso verrà ancora a Milano e dintorni. Però se ci saranno in zona date uniche di qualche mio mito (tipo il Tom Petty di un paio d’anni fa a Lucca, che mi sono perso…), ci faccio un pensierino.
        Il mio rapporto con lui era nato ai tempi degli Screaming Trees, poi ho seguito le prime fasi della sua carriera solista: Whisky ce l’avevo su cassetta e mi piaceva molto, così come ho il Cd bianco, che è sicuramente un grande album. A me però piace di più il Lanegan “contaminato” dI Blues Funeral (infatti dopo un po’ di dischi “simili” tra loro l’avevo un po’ lasciato da parte). E mi erano piaciuti anche gli strani album con Isobel Campbell (anche se mi sono fermato dopo la seconda puntata).

  3. Capisco, è il motivo per cui sono restio a imbarcarmi per una trasferta a milano per i televison. mothwatering come dicono gli inglesi, ma dopo un giornata di lavoro pupparmi 2 ore e mezzo + 2 ore e mezzo di rientro non è che mi entusiasmi più di tanto. andrò a pistoia priprio per il motivo per cui non vai tu, io in 40 minuti ci sono. Tom Petty fu veramente buono, ma veniva dopo bruce a firenze e il paragone fu impietoso, ma lo sarebbe per chiunque. Quest’anno a luicca ci sono i National che mi piacciono parecchio e pure gli arctic monkeys. insomma stagione ricca come al solito, tocca risparmiare da ora..
    ciao

  4. Elvis Costello ha sempre saputo scrivere grandi canzoni pop ma per qualche motivo non hanno avuto mai il successo enorme che secondo me avrebbe dovuto avere. Il fatto è che suonano minacciose e cupe anche quando all’apparenza sono spensierate e questa sua capacità di raccontare cose tutt’altro che leggere con un linguaggio apparentemente pop e leggero mi ha sempre incuriosito.
    Il nostro Declan ha sempre avuto qualche macigno nelle scarpe da togliersi e lo fa con canzoni che ti entrano nelle orecchie con grande facilità ma che depositano qualcosa che lascia il segno perché non sono mai risposte ma domande.

    • Secondo me hai sintetizzato molto bene le ragioni principali per cui Costello rimane e rimarrà un artista “per pochi”. (Adesso scrivilo anche alla nostra comune amica di Facebook Monica!)

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